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08

Feb

Marche temporali: Novità (588 visite)

di La Redazione in Archiviazione

 

E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ed entra quindi ufficialmente in vigore il decreto 30 marzo 2009 del Presidente del Consiglio dei Ministri, che contiene delle importanti novità riguardanti due strumenti ormai largamente utilizzati da professionisti e aziende: marche temporali e firme digitali.
Fino a questo momento, i documenti firmati digitalmente,  era valido solo in presenza di un certificato digitale ben specifico e perdeva valore alla data di scadenza del certificato, solitamente valido per tre anni. Dal tre Dicembre sono entrate in vigore  le nuove norme, anche se il certificato digitale scade, la firma digitale rimane comunque valida, purché faccia esplicitamente riferimento ad un periodo di tempo precedente in cui il documento che la certificava come valida era pienamente in vigore.

Per quanto riguarda le marche temporali (il sistema che permette di assegnare una data e un orario ben specifico e certificato che andranno ad associarsi alla relativa firma digitale che accompagna il documento), fino ad ora dovevano essere conservate in un archivio almeno per cinque anni dalla loro creazione. Dopo la scadenza del termine temporale il documento associato rischiava di perdere la sua validità.
Con le nuove regole, invece, il periodo di conservazione è stato aumentato a venti anni, in modo che sia conservata per un periodo ti tempo più lungo l'integrità fiscale del documento associato alla marca temporale.

20

Ott

Laboratre a Smau 2009 (472 visite)

di La Redazione in Archiviazione

Laboratre sarà a SMAU dal 21 al 23 ottobre all'interno dell'area "Fatturazione Elettronica"

Saremo nel Pad 4 Stand B31

 

 

17

Set

Entro la fine dell'anno o al massimo nei primi mesi del prossimo partirà la fase iniziale del progetto di diffusione della fattura elettronica che coinvolge catene di distributori come Mediaworld, Euronics, Expert (solo per citarne alcuni). I documenti interessati allo scambio elettronico sono quelli relativi agli ordini d'acquisto, ai documenti di trasporto e alle fatture.
I vantaggi sono innegabili, si va dalla riduzione degli errori fino allo sveltimento dei processi. La prima fase vedrà le aziende utilizzare la piattaforma per lo scambio dati di primo livello che eliminerà qualsiasi passaggio di carta. Un processo nel quale il risparmio sarà contenuto ma non trascurabile.

Per recuperare efficienza i big della grande distribuzione specializzata hanno messo da parte le rivalità e hanno aderito al progetto Ediel, che prevede l'integrazione della filiera e ripercorre una strada già tracciata da altre esperienze come Metel (integrazione filiera delle componenti di materiale elettrico), Dafne (prodotti farmaceutici), Indicod-Ecr (largo consumo) e altri.

Oltre al settore dei rivenditori al dettaglio è stata coinvolta anche l'industria, per un totale di oltre 1.500 aziende aderenti. All'appello mancano ancora settori importanti come Information technology, telecomunicazioni e home entertainment, ma i contatti sono già stati avviati e in un futuro non troppo lontano il progetto potrà comprendere tutti gli altri ambiti della filiera.

Va ricordato che, con la risoluzione n. 158/E del 15 giugno, l'agenzia delle entrate ha permesso la massima libertà sull'individuazione del sistema con cui acquisire l'immagine dei documenti a rilevanza fiscale superando di fatto le rigide interpretazioni delle risoluzioni n. 161/E/2007 e 14/E/2008.

In pratica è possibile acquisire direttamente l'immagine prodotta tramite il processo di generazione dello spool senza materializzare il documento su supporto fisico. L'agenzia delle Entrate ammette, infatti, la conservazione sostitutiva da spool di stampa di documenti analogici prodotti o ricevuti con modalità informatiche, ma privi di riferimento temporale e di firma digitale dell'emittente. Per l'esistenza giuridica e la rilevanza fiscale del documento è necessaria, in ogni caso, la sua materializzazione su supporto cartaceo da conservare, ed esibire a richiesta, sino al completamento del processo di conservazione sostitutiva.

 

15

Set

La Commissione europea riduce gli oneri amministrativi per le piccole e medie imprese. La Ue ha infatti adottato un pacchetto di misure che comportano una revisione delle regole sulla fatturazione dell'Iva che porterà a 18 miliardi l'anno di risparmi per le Piccole medie imprese.

La proposta dell'esecutivo europeo ha come obiettivo soprattutto quello di promuovere ed aumentare il ricorso alla fatturazione elettronica, anche nell'ottica di aiutare gli Stati membri nella lotta alle frodi fiscali.

"La proposta - ha spiegato il vicepresidente della Commissione Ue, Gunter Verheugen - si colloca nel quadro degli obiettivi fissati dall'esecutivo europeo sul fronte della riduzione dei costi amministrativi per le imprese, che entro il 2010 dovrebbero calare del 25%".

Per il commissario Ue al fisco, Laszlo Kovacs, si tratta di porre fine a regole sulla fatturazione Iva che sono "eccessivamente complicate e diverse da Paese a Paese, col risultato di caricare sulle imprese oneri ingiustificati e di facilitare le frodi". Ora, ha spiegato il commissario Ue, "le fatture cartacee e quelle elettroniche avranno lo stesso valore". E per aiutare le Pmi, la proposta della Commissione Ue prevede anche la possibilità di ricorrere a "fatture semplificate" per importi fino a 200 euro.

I provvedimenti della Commissione comportano un taglio del 10% degli atti legislativi. 1300 atti con oltre 7800 pagine di testi normativi scompaiono contribuendo a semplificare di molto la vita delle aziende.

Per Bruxelles, l'insieme di queste misure, volte a "liberare le piccole e medie imprese da oneri burocratici inutili e superflui per renderle più produttive", porterà a un risparmio complessivo di 30 miliardi. Più della metà (circa 18 miliardi) vengono dalla semplificazione, armonizzazione e ammodernamento della normativa Iva.

I provvedimenti si inquadrano nell'ambito dell'iniziativa 'Legiferare meglio' lanciata quattro anni fa e prevede per quest'anno altri 33 provvedimenti. 

 

Fatturazione elettronica, i benefici valgono 60 miliardi di euro.

Se le imprese italiane investissero nelle soluzioni più avanzate, sottolinea l'ultima ricerca del Politecnico di Milano, i vantaggi per il sistema paese sarebbero evidenti.

Che la diffusione della fatturazione elettronica potesse essere positiva per i bilanci aziendali e il sistema paese era cosa nota, ma ancora poco quantificata. L'ultima indagine del Politecnico di Milano prova a fare un po' di chiarezza in materia: secondo il rapporto, se le imprese italiane applicassero all'intero ciclo dei pagamenti le soluzioni di dematerializzazione del processo commerciale ci potrebbero essere benefici per 60 miliardi di euro l'anno, un valore pari al 4% del Pil nazionale. Gli impatti sarebbero significativi anche per la Pubblica amministrazione: i risparmi potrebbero arrivare sino a 2 miliardi di euro.

Le differenze nei diversi modelli
I vantaggi per il mondo aziendale possono essere più o meno grandi a seconda del grado di intensità nell'adozione di queste soluzioni: la ricerca del Politecnico evidenzia che i benefici netti per un'azienda che ha utilizzato sistemi di conservazione elettronica del passivo (ovvero delle fatture ricevute dai fornitori, sostituendo così l'archiviazione cartacea) sono compresi tra gli 1 e i 2 euro a ciclo, con un tempo di ritorno dall'investimento inferiore all'anno. Per le società che adottano invece modelli di fatturazione elettronica strutturata (quando gli scambi documentali tra due partner avvengono tramite documenti elettronici strutturati, che consentono cioè l'immediata elaborazione dei dati da parte delle applicazioni informatiche) i benefici netti salgono a 5,5-8,5 euro a ciclo. In questo caso i maggiori vantaggi sono legati a una maggiore produttività del personale, che può fare affidamento su fatture direttamente inseribili nei gestionali senza digitazione manuale e, dunque, commette meno errori. Le aziende che scelgono il modello più avanzato di integrazione dell'intero ciclo ordine-pagamento sono ovviamente quelle che traggono i benefici netti maggiori, che variano dai 25 ai 65 euro per fattura.

Un tasso di adozione ancora limitato
Le ricadute positive, ha sottolineato il responsabile della ricerca, Alessandro Perego, non riguardano soltanto le grandi imprese: nonostante il volume inferiore di fatture emesse, anche le Pmi possono contare su tempi di ritorno dall'investimento inferiori ai due anni, soprattutto facendo ricorso a servizi offerti da terze parti. «Un passaggio obbligato per poter ottenere dei benefici - sottolinea Perego - è lavorare sul piano organizzativo. Prima di aprirsi al mondo esterno, bisogna essere bene attrezzati sul piano interno». L'ideale è progettare un percorso di adozione graduale: per implementare i modelli di fatturazione elettronica più completi - quelli che promettono i benefici più consistenti - è possibile procedere per passi, attraverso i modelli più semplici, a patto di avere una visione di insieme che punti al traguardo finale. Per quanto riguarda il tasso di diffusione della fatturazione elettronica, il fenomeno in Italia è ancora limitato, seppure in forte espansione: ogni anno sono scambiate 1,3 miliardi di fatture in ambito business, ma quelle elettroniche, ha sottolineato Perego, sono numericamente non più del 5-6%.

La capacità di fare sistema
Un fattore che può essere decisivo per lo sviluppo di queste soluzioni è la capacità di ogni paese di fare sistema. Innanzitutto la chiarezza, la stabilità e la semplicità del quadro normativo sono un importante fattore propulsivo. In secondo luogo, i paesi in cui è più aperto il confronto e la cooperazione tra i principali gruppi di interesse - come le filiere o il sistema bancario - sono quelli che stanno ottenendo risultati migliori in termini di tasso e maturità di adozione. Ad esempio la Finlandia, in cui tutti gli attori coinvolti nel processo di adozione (dal legislatore, ai provider, al sistema bancario) si sono coordinati, ha ottenuto un livello di adozione decisamente superiore rispetto a paesi come la Germania, in cui i singoli attori si sono presentati indipendentemente sul mercato.

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