Un “no” secco e trasversale contro la richiesta della RAI a imprenditori e liberi professionisti di pagare il canone se possiedono un computer con connessione internet. Una richiesta assurda, perché vengono tassati strumenti come computer, tablet, I-Pad e Smartphone che gli imprenditori, i commercianti, le associazioni, gli autotrasportatori utilizzano per lavorare e non certo per guardare i programmi RAI.
L'azienda di Stato riprende il regio decreto legge del 21 febbraio 1938, n. 246: "Chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento". La pressione fiscale ha già superato il livello di guardia e nel mirino della RAI finiscono tutti, dagli studi agli uffici, fino alle imprese, invitati con una lettera alla sottoscrizione dell'abbonamento speciale.
Le proteste si levano sia nel mondo delle imprese che sui social network, da Twitter a Facebook, insieme ad associazioni dei consumatori, avvocati e parlamentari.
Mario Venturi, presidente di Rete Imprese Italia si appella al governo perché siano esclusi dal pagamento gli apparecchi che “fungono da strumenti di lavoro per le aziende, quali computer, telefoni cellulari e strumenti similari.”
Ma se la norma è del 1938 perché la polemica esplode oggi? In realtà, anche in passato la RAI aveva tentato di avanzare le stesse pretese, ma solo quest’anno, grazie all’articolo 17 del decreto Salva Italia della Manovra Monti, la RAI ha deciso di formalizzarle per la prima volta in maniera scritta.
Testo dell'articolo 17 della Manovra Monti sul Canone Rai: “Le imprese e le società, ai sensi di quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, nella relativa dichiarazione dei redditi, devono indicare il numero di abbonamento speciale alla radio o alla televisione la categoria di appartenenza ai fini dell'applicazione della tariffa di abbonamento radiotelevisivo speciale, nonché gli altri elementi che saranno eventualmente indicati nel provvedimento di approvazione del modello per la dichiarazione dei redditi, ai fini della verifica del pagamento del canone di abbonamento radiotelevisivo speciale.”
I senatori del Pd, Fabrizio Morri, capogruppo in Vigilanza, e Luigi Vimercati, segretario della commissione Lavori pubblici hanno presentato un'interrogazione urgente in commissione di Vigilanza rivolta sia al ministro competente che alla direzione generale della Rai. Federconsumatori ha già coinvolto deputati e senatori per modificare tale norma, affermando che "L’estensione del canone a computer e telefonini è una'iniquità che va respinta”.
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